Aumentano contagi e ricoveri: Italia divisa in tre

0
8
Italia

In Italia, come in buona parte d’Europa, tutte le curve della piaga del Coronavirus stanno gradualmente tornando a salire: aumentano i casi positivi,così come i decessi e i ricoveri nei reparti gravi e nei reparti consueti, mentre il numero totale dei i casi positivi si avvicinano a 100.000.

La quarta ondata è meno sorprendente che in altre nazioni europee a causa della salvaguardia del gran numero di vaccinazioni
(siamo l’83,7% in più di 12 e il 76,3% della popolazione vaccinata assoluta). Tuttavia, è apparso anche in Italia.
I limiti che scelgono l’assegnazione dalla zona bianca (quella senza limitazioni), in cui oggi si trova tutta l’Italia, sono ancora lontani.
I numeri in via di sviluppo, se affermati in tempi brevi, raccomandano comunque che la nazione possa iniziare a ingiallire
(obbligatorio fuori velo, dato in zona gialla e limite di teatri, film e arene da abbassare al 50 per cento) già da ora verso il traguardo di novembre.

Lo stanziamento regionale

La circostanza è caratteristica a livello regionale, con locali più eretti, altri a medio pericolo e un po’ di assembramento a più notevole pericolo giallo.
L’ultima opzione sono quelle con due qualità: è stato superato il limite principale fissato per l’assegnazione alla zona gialla
(quello delle 50 malattie settimanali per 100mila occupanti); chiudere o superare uno dei due margini pronti dell’ambulatorio medico (entrambi dovrebbero essere superati per finire in giallo): 10% di posti letto coinvolti in cure intensificate e 15% in reparti diversi.

La regione più elementare continua ad essere il Nord Est.
Alto Adige e Friuli Venezia Giulia si distinguono per contaminazioni.
Il primario detiene il record in Italia di 260 nuovi casi ogni 100mila occupanti.
Il Friuli Venezia Giulia segue a stretto contatto con 197.
Un dato trainato soprattutto dalla circostanza di fondo di Trieste (479), l’appoggio al no green pass fight.
La circostanza nelle Passeggiate è più curata (72).
In ogni caso, anche l’ultima opzione,
come indicato dalle informazioni di Agena, supera il limite dell’escalation assistenziale (siamo all’11%).

Analogo livello di risvegli (11%) coinvolto dai malati di Coronavirus in Friuli Venezia Giulia, con diversi reparti attualmente pieni al 10 per cento.
Tanto che Massimiliano Fedriga, capogruppo dell’Assunzione di Distretto e Aree ha notato: “Saremo in zona gialla in breve tempo se procederemo in questo modo”.
In Alto Adige, poi, ancora, le preoccupazioni primarie sono date dal ritmo abitativo dei reparti convenzionali (13%) mentre la circostanza in seria considerazione è attualmente curata (4%).
Nel raggio di centro, poi, ci sono generalmente quei quartieri in cui viene superato un solo confine.
Nella prima occorrenza merita attenzione il Veneto, con 105 casi ogni 100mila occupanti.
Qui il tasso di ospedalizzazione è ancora basso (5% nei reparti gravi e 4% nei reparti standard), tuttavia la presenza dei reparti escalation si è dimezzata nelle plurisettimanali (da 30 a 46 pazienti). Da osservare anche la Calabria, con 64 casi settimana dopo settimana ogni 100mila occupanti, ma con l’11% di ricoveri nei reparti normali (e il 4% in cure intensificate). Inoltre, la Sicilia (10% di assistenza intensificata e 5% regione clinica).

Per il resto, si tratta di locali con poco più di 50 casi settimana per settimana ogni 100mila occupanti e aggiustati intorno alla normalità pubblica del 5% dei ricoveri in cure intensificate e del 6% in reparti diversi.
Tra questi, Lazio (6% reparti gravi e 8% reparti comuni) e Umbria (7% cure intensificate e 6% reparti standard) sono i più terribili.
Mentre migliorano Lombardia (3% cure intensificate e 6% reparti consueti), Emilia Romagna e Piemonte (4% gravi e 4% reparti standard). In fila con il pubblico normale di Liguria e Toscana.