Conte: Ora basta giochini. Lessi il testo solo il 5

Le opposizioni protestano. Salvini: atteggiamento criminale. Il premier rivendica il suo metodo: Decisione politica.

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So già che manmano che vengono pubblicati i verbali del Comitato tecnico-scientifico ci sarà il giochino per dire su quale misura il governo è stato più o meno restrittivo. Le nostre sono state sempre valutazioni complesse. Il governo si è sempre assunto la responsabilità politica delle proprie decisioni e non ha mai ritenuto di doverla delegare agli altri, in particolare agli scienziati». Giuseppe Conte ribadisce per l’ennesima volta la sua versione dei fatti sulla mancata zona rossa nei comuni bergamaschi di Nembro e Alzano.

Ma sceglie di farlo in conferenza stampa. Per tutto il giorno dall’entourage del presidente del Consiglio la risposta che viene fornita è stata la stessa: «Vuole spiegare lui, a suo modo, anche se non è cambiato assolutamente nulla rispetto a quello che ha già detto ai magistrati». Il silenzio di ore nel frattempo, però, viene riempito dalle polemiche politiche, con l’opposizione all’attacco che riporta sotto i riflettori le conseguenze di quello che successe in quattro giorni, dalla sera del 3 marzo alla notte del 7 marzo.

Cio è da quando Conte ricevette il parere del Comitato tecnico-scientifico che consigliava di rendere zone rosse Alzano e Nembro, a quando decise di estendere l’area a rischio e di sigillare i confini dell’intera Lombardia, trasformandola in “zona arancione”. C’è un dettaglio in più però nella ricostruzione di quelle ore convulse, rivelato dal Corriere. Nell’interrogatorio del 12 giugno, di fronte ai magistrati scesi a Roma da Bergamo, il premier risponde ai pm di non aver mai visto il verbale redatto il 3 marzo dagli esperti del Comitato e trasferito al ministero della Salute.

Il capo del governo
«Le nostre sono state
sempre valutazioni
complesse»

La spiegazione che fornisce di questa apparente incongruenza è che il verbale arriva alla segreteria di Palazzo Chigi il 5 marzo. Quindi lo avrebbe visto, ma due giorni dopo. Da lì parte un confronto i ministri competenti, soprattutto Roberto Speranza, e una interlocuzione con il Cts che porterà ad assumere una scelta differente. Si torna a quelle ore convulse, alle decisioni prese, a quelle che si sarebbero potute prendere, dopo che nei giorni scorsi sono stati desecretati i verbali e gli atti del Cts, arricchiti dal particolare del verbale, sulla base del quale Conte ha valutato cosa fare.

Ancora ieri il premier rivendicava il suo «metodo ». Che è stato ascoltare le indicazioni e le valutazioni del Cts, ma prendere poi decisioni in piena autonomia, sulla base di una discrezionalità politica. Sia quando decide, dopo 4 giorni, di chiudere l’intera Lombardia, sia quando con il Decreto del presidente del Consiglio del 9 marzo scelse di rendere l’intera Italia una grande zona rossa, nonostante il Comitato consigliasse misure più selettive. Resta comunque la responsabilità di aver temporeggiato per capire cosa fosse meglio fare in quel momento.

Su questo punto Conte aveva fornito una dettagliata ricostruzione attraverso una nota diffusa il 30 maggio. Che riassume nuovamente ieri. Dal 3 sera il confronto con gli esperti, gli scienziati e gli uomini della Protezione civile è serrato. I dati forniti dall’Istituto superiore di Sanità su Alzano e Nembro sono inequivocabili. Il comitato suggerisce di cinturarle come era stato fatto nel Lodigiano e in Veneto a Vo’ Euganeo. Il 6 marzo Conte e Speranza hanno un dubbio, sui dati della diffusione epidemiologica riflettono se non sia meglio rendere la chiusura più radicale.

Ne riparlano con gli scienziati, che, a sentire il premier, si convincono e il 7 notte arriva il Dpcm. Quaran torto ore dopo ci sarà l’intero lockdown d’Italia. Per Matteo Salvini paragonabile oggi al sequestro di un intero Paese, un«atteggiamento criminale» che il leghista vorrebbe vedere giudicato da un Tribunale internazionale. Peccato che in quei giorni, come gli ricorda il viceministro grillino Manlio Di Stefano, era lui il primo a chiedere di «fare presto» e chiudere l’Italia intera.