Poteva scivolare via come unabattuta estiva. La suggestione di una calda sera d’agosto. E invece il «miracolo di ingegneria », l’ipotesi avanzata dal premier Giuseppe Conte, sul progetto di un tunnel da costruire sotto lo Stretto di Messina, ha acquisito concretezza con il
passare delle ore. Perché dal Ministero delle Infrastrutture hanno fatto sapere che è «in corso l’analisi di una proposta progettuale ricevuta», sulla quale è impegnata la struttura tecnica di missione del ministero. «Presenteremo la nostra proposta in sede di Recovery Fund per completare il collegamento tra Messina e Reggio Calabria», ha detto poi la ministra Paola De Micheli, confermando che «un gruppo
di ingegneri ci ha sottoposto questa ipotesi del tunnel sottomarino al posto del ponte». Sulla possibilità che si possano usare i miliardi europei per finanziare uno studio di fattibilità dell’opera ci sono però molti dubbi, anche all’interno del Partito democratico. Dove pure nessuno, per ovvi motivi, ha voluto prendere posizione o esplicitare critiche sul possibile cambio di strategia, dal ponte al tunnel. Anche perché la proposta in realtà è partita dagli alleati 5 stelle, in particolare dal viceministro alle Infrastrutture, il siciliano Giancarlo
Cancelleri, convinto che il tunnel sia la soluzione meno invasiva anche dal punto di vista dell’impatto ambientale. Tema centrale per le val utazioni del Movimento dove, come noto, sulle grandi opere ci sono sensibilità variegate. Oltre a Cancelleri, però, si è esposto un altro influente siciliano, il deputato Giorgio Trizzino: «Se il tunnel è dawero realizzabile, perché non farlo?», ha domandato. Non si sono fatti
scrupoli, invece, dalle parti di Italia Viva: «Elaborare progetti alternativi significa rinviare di anni un’infrastruttura vitale » ha attaccato Raffaella Paita, neo presidente della commissione trasporti della Camera. Più netto il capogruppo al Senato Davide Faraone: «Il ponte è l’unico cantierabile: rinviare significa allontanare il rilancio del Meridione». Stessi toni da Forza Italia, che con Berlusconi ha sventolato
per anni il vessillo del ponte sullo Stretto e con la capogruppo a Palazzo Madama Anna Maria Bernini ha parlato di una «battuta di mezza estate» da parte del premier, «una sortita talmente inverosimile da ricordare quella del suo ex ministro Toninelli, che credeva
già realizzato il tunnel del Brennero». Dalla Lega, l’eurodeputato Vincenzo Sofo ha accusato Conte e i suoi ministri di «fare sparate per millantare un progetto per il Sud che non esiste, devono spiegare ai siciliani e ai calabresi come intendono finanziare quest’opera».
Scettico anche il governatore della Sicilia Nello Musumeci: «Sarebbe utile capire se il piano abbia avuto un consenso di carattere tecnico, altrimenti si può credere che il tunnel sia una comoda trovata per rinviare il confronto e tacitare il coro sempre più robusto di chi chiede
il ponte sullo Stretto». Per il sindaco di Messina, Catena De Luca, «questa idea del tunnel è un’ennesima sciocchezza.

«Sono troppo alti
i rischi di terren1oto
Meglio evitare»

Gianluca Valensise, geologo
e sismologo dell’Istituto
nazionale di geofisica e
vulcanologia (Ingv), conosce bene la morfologia del territorio che unisce Calabria e Sicilia e solleva molti dubbi sulla costruzione di un tunnel sottomarino per unire fisicamente la Sicilia al resto di Italia. «Se me lo chiedessero suggerirei di non perdere tempo con il tunnel e di portare avanti invece il progetto del ponte ». «È uno dei punti più cruciali, dal punto di vista geodinamico, della Penisola: c’è l’Etna, il sistema delle Eolie e la faglia dello Stretto, tutto in quel triangolo». –

Dopo risultanze tecnico-scientifiche – ha ricordato – si è arrivati alla progettazione e quasi esecuzione del ponte,quindi si può dedurre che è la miglior scelta possibile». Opinione condivisa dall’Ordine degli ingegneri: non è il caso di buttare via «20 anni di studi di fattibilità sul ponte». Secondo Legambiente va riconsiderato il punto della questione: «Ponte o tunnel, il problema è sempre lo stesso – ha avvisato il presidente Stefano Ciafani – perché una volta che arrivi a Messina o a Reggio Calabria, ti muovi nello stesso Paese che c’era tra gli Anni ’60 e ’70».