La ‘Madonna Nera’ di Tommaso Primo

'Madonna Nera' è la storia di un cliente abituale del "mercato" della prostituzione di Napoli, ma è anche la storia di "queste donne lasciate sole, non considerate persone ma oggetti"

0
43

NAPOLI – “Cerco di scrivere un libro in musica trovando un filo conduttore che unisca un po’ tutte le canzoni. In questo caso il filo conduttore è la sessualità”. Così alla Dire il cantautore napoletano Tommaso Primo presenta il suo nuovo “concept album”, nove storie che riempiono un vuoto artistico durato tre anni. È “Madonna Nera” il singolo apripista di questa sua nuova fatica musicale, il terzo album della sua carriera, ancora una volta sotto le etichette discografiche FullHeads e AreaLive. Ironico ma non troppo, incalzante nel ritmo come solo una “tammurriata” sa fare, il brano è per ammissione dello stesso autore “difficile” perché ti costringe a pensare, a riflettere, a guardare negli occhi gli “ultimi”, il loro dolore, la loro condizione.

“La sessualità di cui parlo, ha una certa Napoli sullo sfondo”, spiega Primo. “È la Napoli del ‘basso ventre’, delle periferie abbandonate, dei ponti della Tangenziale o dell’asse mediano (strade ad alto scorrimento della città, ndr), dove c’è questo mercato del sesso, dove ci sono gli schiavi del sesso, donne, uomini, ragazze trangender. Ho voluto, con uno studio di ricerca umana e musicale, fondere la mia musica con questi percorsi di vita”.

“Madonna Nera”, precisa il cantautore napoletano, è la storia di un cliente abituale di questo “mercato”, ma è anche la storia di “queste donne lasciate sole, non considerate persone ma oggetti”. Dietro “l’ironia del pezzo, dietro il linguaggio spinto, comico, si nasconde un graffio. È il brano dove ho più azzardato nella mia carriera”. È qui che ritroviamo le “ragazze di via Argine”, strada della periferia orientale di Napoli nota per la prostituzione. Sono loro che, avvicinate con delicatezza da Primo, danno vita in sala di incisione alle parole della canzone immortalate nelle immagini del video del giovane regista Matteo Florio. “Mi piaceva inserirle perché sono loro che soffrono questa situazione, sono loro le vittime della tratta. Provano a criticare la figura dei loro carnefici. Dentro il brano ho messo della “verità”, l’ascoltatore sentirà della verità perché ci sono davvero le voci della strada”.

Nel brano Primo ha voluto anche Roberto Colella e i componenti del gruppo La Maschera perché “siamo tutti figli di una tradizione folk popolare a volte messa da parte ma che ha tante cose da dire”.

Il nuovo singolo dell’artista è quindi un disco che nasce fuori dalle quattro mura della sala di incisione, lontano dalla semplice ricerca di un accordo o della parola giusta al posto giusto è un’esperienza di vita e, ammette il cantautore, alla fine mi “resterà il sorriso delle ragazze nello studio di registrazione e la soddisfazione di aver portato delle ragazze così giovani, sono tutte ventenni, a fare qualcosa di diverso. Loro attraversano il deserto, sono costrette a subire tutto, quando arrivano in Libia, anche davanti agli occhi dei propri cari, e arrivano qui per diventare schiave. Ho voluto cercare di dare una luce diversa alla loro quotidianità ed è bellissimo quando mi chiedono come è andato il brano. Le ho coinvolte nel mio mondo musicale con un lungo periodo di contatto, di amicizia e di relazioni che sono state studiate perché, entrare in certi mondi della Napoli nascosta, può comportare problemi. Invece, sono riuscito a creare questo rapporto di amicizia ed è stato davvero molto bello”.

Dopo un anno molto difficile a causa dell’emergenza sanitaria e delle limitazioni legate ai contagi di Covid-19, “per tutti noi musicisti operai”, sono in arrivo tutte le date “dei nuovi appuntamenti e spero vivamente – conclude Primo – di poter far ascoltare dal vivo, sempre nel rispetto della sicurezza, questo mio nuovo lavoro”.